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Nepal: il governo vieta l’utilizzo di TikTok perché “rovina l’armonia sociale”, quali altri Paesi lo hanno fatto?

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Gianluca Pirovano

Niente TikTok in Nepal. Lo ha deciso il Governo, anche se ancora non è stata individuata una data precisa. La restrizione si inserisce in un più ampio programma di interventi legati ai social.

TikTok è forse il social più in voga del momento. Molto diffuso soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani, è partito dalla Cina e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo. Già in passato è finito al centro del dibattito essenzialmente per due motivi. In primis, per i molti dubbi sulla gestione dei dati personali, con le pratiche utilizzate che si potrebbero definire “poco chiare” e per i legami con il Governo cinese. In seconda battuta, per l’effetto negativo di alcune challenge sugli stessi utenti. Come detto, molti degli utilizzatori della piattoforma sono minorenni e non sempre hanno la completa consapevolezza di ciò che stanno facendo.

Il divieto del Nepal: niente TikTok

Non è un caso, quindi, che alcuni Paesi si stiano interrogando sull’utilizzo del social. Qualcuno ha addirittura deciso di vietarlo. È il Nepal, il cui Governo ha deciso di intervenire in maniera dura. Il motivo dei divieto? “Rovina l’armonia sociale”. Il Governo ha detto che negli ultimi quattro anni sulla piattaforma sono stati registrati 1.647 casi di crimini informatici, e che “un’ampia parte della popolazione ha criticato il sito per aver incoraggiato la diffusione dei discorsi d’odio“. Non esiste al momento una data di entrata in vigore della misura, ma la decisione è stata presa.

Immagine | Unsplash @Alexander Shatov – 20maggiosenzamuri.it

L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di gestione dei social. Giovedì scorso il governo aveva approvato un provvedimento che rende obbligatorio per i social network, fra cui Facebook, X (Twitter), TikTok e YouTube, aprire un ufficio o identificare una persona di riferimento in Nepal per rispondere alle richieste delle autorità e degli utenti nepalesi. I siti dovranno anche essere registrati presso il ministero delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e quelli che non lo faranno potranno essere chiusi dal ministero. Allo stesso tempo, il Governo ha anche pubblicato una sorta di elenco di norme comportamentali per gli utenti. Nel documento si legge come gli utenti non debbano pubblicare discorsi d’odio, che promuovono pratiche illegali come il lavoro minorile o che diffondano notizie false.

Cosa accade nel resto del mondo

Quello del Nepal è un intervento che non ha precedenti, perché riguarda in sostanza tutta la popolazione. In molti altri Paesi, però, qualcosa per limitare TikTok è già stato fatto. Si tratta di interventi mirati, legati ai problemi di diffusione dei dati e di scarsa sicurezza informatica di cui vi abbiamo già parlato. La conseguenza? In Canada, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Lettonia, Danimarca, Belgio e Taiwan è stato introdotto il divieto di installazione e di utilizzo del social su dispositivi governativi e, in alcuni casi, della pubblica amministrazione.

E in Italia? Il tema è in discussione, anche se ancora non è stata presa nessuna iniziativa. “Su questo argomento si sta già impegnando il Copasir, ma è evidente che il mio ministero, avendo 3.2 milioni di dipendenti, è fortemente coinvolto – ha spiegato Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione -. È una scelta che non posso compiere in solitaria, mi devo confrontare con le altre istituzioni e insieme concorderemo una linea“.

Gianluca Pirovano

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