Un no mascherato da sì per il nuovo stadio del Milan

Un no mascherato da sì per il nuovo stadio del Milan

La parola per quanto riguarda la costruzione del nuovo stadio di Milan e Inter, dopo la presentazione dei due progetti al pubblico, è passata al Comune di Milano.

La Giunta comunale capitanata dal sindaco Sala ha espresso un parere positivo per quanto concerne l’opera che le due società meneghine vorrebbero erigere in zona San Siro.

Questo parere dai più è stato interpretato in realtà in modo negativo perché la Giunta si oppone a eventuali deroghe al Piano di Governo del Territorio per le quote di nuovi spazi da destinare ad attività commerciali.

Le esigenze di Milan e Inter

La volontà di un nuovo stadio, si sa, è legata principalmente all’esigenza di sfruttare maggiormente l’area per generare entrate dalla gestione e l’affitto di spazi aperti tutta la settimana che farebbero, nel progetto di Milan e Inter, aumentare notevolmente i ricavi.

Come confermato anche da Sala in una nota postata sul suo account Facebook, la richiesta da parte delle due società, che hanno richiesto l’ok del Comune per lo stadio, di aumentare le cubature commerciale dallo 0,35 allo 0,63 è stata respinta.

Il progetto si potrebbe realizzare solo rispettando gli attuali limiti dettati dal PGT in vigore, nessuna costruzione di nuovi negozi o uffici sarà consentita se andrà contro le norme.

L’investimento preventivato da Milan e Inter per il nuovo e tanto agognato stadio è di 1,2 miliardi di euro; per questo motivo le due società calcistiche avrebbero necessità di aumentare i ricavi commerciali così da rientrare il più velocemente possibile dall’oneroso investimento.

A questo punto si attende la mossa dei due club che hanno deciso di intraprendere questa strada di comune accordo e che dovranno valutare se i paletti imposti da Milano porteranno alla realizzazione del piano B, cioè la costruzione dello stadio nella confinante Sesto San Giovanni.

Il futuro di San Siro

Per quanto riguarda il futuro dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro che alcuni considerano un monumento da preservare, altri invece un’opera del passato da abbattere, il Comune di Milano ha voluto ribadire la volontà della città di mantenere il vecchio edificio destinandolo eventualmente a nuove funzioni ancora da analizzare nel concreto.

Le due parti in causa sembrano molto distanti, si scontrano le esigenze economiche di due club tra i più importanti d’Italia che vorrebbero monetizzare la loro presenza sul territorio e avvicinarsi a un modello europeo per quanto riguarda la gestione dello stadio e i timori del Comune che deve mantenere un certo equilibrio tra attività di diversa natura nei vari quartieri e deve far rispettare i regolamenti attualmente in vigore.

Confronto con gli altri Paesi europei

La volontà di costruire uno stadio unico per due società in realtà non è molto comune e presente neanche negli altri Paesi europei dove gli stadi di proprietà delle società si trovano in quantità maggiore.

Se in Italia gli stadi solitamente sono di proprietà comunale, tranne alcune eccezioni, all’estero è frequente che siano le società a possedere anche le strutture dove giocano i loro giocatori, ma nella stragrande maggioranza dei casi, uno stadio appartiene a una sola società.